FAQ Pizzato
In questa sezione puoi trovare le risposte alle domande più frequenti.
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La categoria di rischio di una macchina viene determinata dal costruttore in base ad alcuni punti: gravità degli incidenti che può creare la macchina (morte, ferita grave, semplice abrasione ecc.), presenza delle persone nella zona pericolosa (rara, frequente, permanente), possibilità di prevenire l‘incidente (macchina con movimento lento che consente all‘operatore di evitare il pericolo ecc.). Consultare il Catalogo Generale e la norma EN 1050.
Una volta determinata la categoria di rischio, il costruttore deve progettare un circuito di sicurezza adatto a tale categoria. In base alla categoria possono essere previsti: un solo interruttore, due interruttori, due interruttori collegati ad una centralina di sicurezza.

La normativa non prescrive nessun colore specifico per gli interruttori di sicurezza. Alcuni costruttori, per differenziarli dagli altri prodotti, hanno previsto una colorazione rossa, ma potrebbero scegliere un colore qualsiasi.
Per i dispositivi elettromeccanici non ha senso parlare di MTTFD senza avere un riferimento della frequenza di utilizzo del dispositivo stesso. Mentre per i dispositivi elettronici si ipotizza che il decadimento sia dipendente in modo lineare solo dal tempo, questo non è vero per i dispositivi elettromeccanici. Per calcolare l’MTTFD è necessario conoscere un altro parametro, il B10d che indica il numero di operazioni entro le quali il 10% dei campioni testati si guasta in modo pericoloso. I due parametri sono legati dalla formula MTTFD=B10d/0.1*nop, dove per nop si considerano il numero di operazioni previste in un anno.
Il PL di un circuito di sicurezza dipende dalla struttura del circuito, dall’affidabilità dei dispositivi che lo compongono e da altri parametri. Non ha quindi senso chiedere se un interruttore di sicurezza sia adatto ad esempio ad un circuito in PLe, in quanto il massimo PL raggiungibile non dipende solo dal dispositivo ma anche da una serie di altri parametri quali: struttura del circuito, copertura diagnostica, cause di guasto comune, frequenza di utilizzo ecc. In pratica un interruttore di sicurezza può essere usato in circuiti fino a PLe, ma il raggiungimento di questo PL dipende da altri parametri.
- categoria di sicurezza del circuito (si deve conoscere l’architettura del circuito ovvero se si tratta di un circuito monocanale, di un monocanale con test ciclico o di un circuito a doppio canale);
- MTTFD dei vari dispositivi utilizzati (questo parametro indica l’affidabilità di un dispositivo);
- copertura diagnostica (DC, questo parametro indica quanto il sistema sia in grado di “autosorvegliare” un eventuale proprio malfunzionamento);
- guasto di causa comune (CCF, si applica solo ai circuiti di categoria 2, 3 e 4 e valuta tutti i guasti di causa comune che possono inficiare la ridondanza dei sistemi).
Gli interruttori ad apertura positiva sono interruttori che non hanno nessun collegamento elastico tra i contatti mobili e l'azionatore sul quale viene applicata la forza di azionamento. Tutti gli interruttori ad apertura positiva dei contatti riportano il simbolo di apertura positiva sul coperchio. Ad esempio un interruttore con asta a molla non può avere l‘apertura positiva dei contatti. Quando è impiegato un solo interruttore in una funzione di sicurezza, l’interruttore stesso deve essere azionato in modo positivo.
Va utilizzato per le applicazioni di sicurezza il contatto d’apertura (normalmente chiuso) che deve essere del tipo ad "apertura positiva": tutti gli interruttori che riportano il simbolo sono dotati di contatti NC ad apertura positiva.
- Se gli interruttori sono due o più è bene farli operare in modi opposti, ad esempio: il primo con un contatto normalmente chiuso (contatto di apertura) azionato dal riparo in modo positivo;
- l’altro con un contatto normalmente aperto (contatto di chiusura), azionato dal riparo in modo non positivo. Questa è una pratica comune che non esclude, quando giustificato, l’uso dei due interruttori azionati in modo positivo (vedi diversificazione).
Un interruttore a scatto lento ha il cursore portacontatti che procede con andamento proporzionale alla velocità d‘azionamento (se viene azionato lentamente i contatti si separano lentamente). Sono indicati per applicazioni che richiedono impiego di medio-piccole correnti e movimenti di azionamento rapidi (se l‘azionamento è troppo lento l‘arco elettrico potrebbe permanere in fase di apertura).

Un interruttore a scatto rapido ha il cursore portacontatti che procede con andamento indipendente dalla velocità d'azionamento (anche se viene azionato lentamente i contatti scattano separandosi rapidamente facendo avvertire un "click").
Sono indicati per applicazioni che richiedono impiego di elevate correnti e/o movimenti di azionamento lenti (l'arco elettrico viene strappato dallo scatto del cursore portacontatti).

Pizzato Elettrica progetta diversi tipi di interruttori a contatti indipendenti caratterizzati dall‘unità di contatto B16 e testa a leva girevole. I piú frequentemente usati sono: FR1631, FR1654, FD1631, FP1635 ecc.
Non è così. In effetti a marzo 2001 è entrata in vigore la norma EN50262 che prescrive per i nuovi progetti l'utilizzo di apparecchiature con filettature a passo metrico. Questo però non ha influenza sui vecchi progetti. Pizzato Elettrica continuerà a produrre interruttori con passo PG, ma contemporaneamente sono già disponibili le versioni con passo metrico.
Sì, è possibile con gli interruttori delle serie FD, FP, FL, FC, NA, NB, NF in quanto sono dotati di uno speciale pistoncino che è in grado di rendere unidirezionale l‘interruttore.
Per l‘installazione di interruttori con funzioni di sicurezza: - utilizzare solo interruttori con apertura positiva dei contatti, - collegare il circuito di sicurezza ai contatti normalmente chiusi (11-22, 21-22, 31-32), - azionare l‘interruttore almeno fino alla corsa di apertura positiva indicata nei diagrammi corse, - installare l‘interruttore in modo tale che, aprendo la protezione, l‘interruttore compia la corsa di apertura positiva.
La corsa differenziale è la differenza che c‘è (solo nell'unità di contatto a scatto rapido) tra il punto d‘intervento nella corsa di andata e il punto d‘intervento in quella di ritorno. In pratica l‘unità di contatto non scatta nello stesso punto. Ad esempio nell‘unità di contatto B5 il punto d‘intervento nella corsa di andata è di 2 mm mentre in quella di ritorno è di 1 mm; perciò la sua corsa differenziale è di 1 mm. N.B. nelle unità di contatto a scatto lento non c‘è corsa differenziale.
No, non è possibile. Per motivi di sicurezza non forniamo gli azionatori degli interruttori di posizione come ricambio.
Si, gli interruttori precablati (serie NA-NB-NF) sono degli interruttori modulari dove azionatore, leva, testa di azionamento, custodia (comprensiva di unita di contatto interna) e connettore possono essere acquistati separatamente.
Gli interruttori a fune per funzionare correttamente devono essere regolati eseguendo una messa in tensione della fune, questo per verificare che la fune non sia tagliata o allentata, e garantire così il corretto funzionamento dell'interruttore. Tutti gli interruttori sono dotati di un anello verde che mostra la zona di corretta messa in tensione della fune. L'installatore non deve far altro che tendere la fune fino a che l'indicatore nero di tensionamento giunge nel mezzo della zona verde. Se l'indicatore di tensionamento della fune si trova nella zona di corretta messa in tensione è possibile chiudere i contatti elettrici di sicurezza tirando il pomello blu di reset armandolo. Sotto il reset è presente un secondo anello verde di segnalazione che permette di capirne rapidamente lo stato.

Innanzitutto è bene specificare che lo stato dei contatti va considerato in condizione di fune correttamente tesa e reset armato.
L'interruttore a fune potrebbe non essere regolato correttamente o presentare un allentamento/rottura della fune, consigliamo di verificare la messa in tensione della fune del dispositivo seguendo le indicazioni riportate nella sezione di catalogo e nel manuale d'uso (paragrafo 4.3 Installazione della fune) relativo agli interruttori di sicurezza a fune.

Innanzitutto è bene specificare che lo stato dei contatti va considerato in condizione di fune correttamente tesa e reset armato.
L'interruttore a fune potrebbe non essere regolato correttamente o presentare un allentamento/rottura della fune, consigliamo di verificare la messa in tensione della fune del dispositivo seguendo le indicazioni riportate nella sezione di catalogo e nel manuale d'uso (paragrafo 4.3 Installazione della fune) relativo agli interruttori di sicurezza a fune.

Nel manuale d'uso (e nella sezione di catalogo) del prodotto nel paragrafo 4.4 Esempi di installazione sono presenti alcuni esempi d'installazione sia per gli interruttori con testa longitudinale sai con testa trasversale, dove vengono indicate le campate e tratte massime degli interruttori di sicurezza a fune a seconda della modalità di utilizzo.
Nel paragrafo 4.5 Tensionamento della fune sono inoltre riportate le tabelle che a seconda del tipo d'installazione indicano come variano le lunghezze massime d'installazione consigliate in funzione degli sbalzi di temperatura (differenziale termico) a cui si prevede che l’interruttore sarà sottoposto nell’ambiente di lavoro.

Attualmente, i dispositivi di interblocco per ambienti ATEX che forniamo sono dispositivi elettromeccanici senza blocco dell'azionatore, pertanto privi di elettromagnete.
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Fino a 6 dispositivi totali (Interblocchi, pulsantiere, maniglie...), di cui massimo 2 interruttori di sicurezza RFID se gestiti in modo indipendente. Inoltre, con una specifica configurazione, è possibile realizzare dei collegamenti in serie con connettori a Y, ottenedo due rami indipendenti (con 2 o 3 interruttori Serie NG/NS/NX/ST). In questo caso il comando di sblocco può gestire, in modo indipendente, le due serie di interblocchi e non il singolo dispositivo.
Sì, i gateway di connessione sono dotati di un doppio connettore per l'alimentazione del dispositivo e per il collegamento della rete del bus di campo. Grazie a questo è possibile collegare in serie più gateway P-Connect semplicemente collegando tra loro i connettori di ingresso e uscita corrispondenti. Per identificarli correttamente è necessario impostare un indirizzo IP univoco con le modalità descritte a catalogo.
Il gateway P‑Connect è disponibile in diverse versioni, ciascuna dedicata a uno specifico bus di campo. Le informazioni di sicurezza vengono scambiate tramite le estensioni PROFIsafe, CIP Safety o Safety over EtherCAT.
Non è un gateway “multibus” configurabile via software: il bus è definito dal modello.
La differenza principale è che P‑Connect è un dispositivo attivo di sicurezza, mentre la ciabatta passiva serie BC offre la possibilità di raggruppare i vari segnali di ingresso e uscita in un unico box. P‑Connect integra elettronica, funzioni di sicurezza e comunicazione su bus di campo (PROFINET/PROFIsafe, EtherNet IP/CIP Safety o EtherCAT/FSoE), consentendo di collegare dispositivi di sicurezza direttamente in campo e di trasmettere segnali safety e diagnostica al PLC di sicurezza.
La serie BC, invece, non svolge alcuna funzione di sicurezza né di comunicazione: serve esclusivamente a rendere il cablaggio più veloce e ordinato, distribuendo i segnali dei dispositivi verso moduli I/O o relè di sicurezza esterni.
Per far funzionare correttamente l'elettroserratura, è necessario collegare gli ingressi IS1 e IS2 ad una tensione di 24Vdc.

Attenzione: Il costruttore della macchina deve permettere di accedere alla modalità di programmazione del sensore solamente al personale abilitato. Tramite l’ingresso I3 è possibile in qualsiasi momento sostituire l’azionatore codificato con un secondo azionatore. Questa operazione risulta ripetibile un numero illimitato di volte. A programmazione avvenuta il sensore riconoscerà solo il codice dell’azionatore corrispondente all’ultima programmazione effettuata.
1) Verificare che il dispositivo sia alimentato alla tensione nominale.
2) Con il primo azionatore non inserito e non bloccato, attivare l’ingresso di programmazione I3, alimentandolo con la tensione Ue1 (vedi paragrafo CARATTERISTICHE TECNICHE). Il dispositivo si dispone in modalità di programmazione con il led IN lampeggiante arancio, e disattiva tutte le uscite OS1, OS2, O3, O4.
3) Mantenendo l’ingresso I3 attivo, inserire il secondo azionatore. L’avvenuta acquisizione del secondo azionatore verrà confermata dallo spegnimento del led IN e da quattro lampeggi del LED ACT.
4) Disattivare l’ingresso I3. Il dispositivo si porterà autonomamente nella condizione di riavvio e il primo azionatore non verrà più riconosciuto. Il secondo azionatore dovrà essere adeguatamente fissato alla protezione come previsto nel paragrafo ISTRUZIONI DI MONTAGGIO.
Questa operazione non deve essere eseguita come operazione di riparazione o manutenzione. Nel caso il dispositivo smetta di funzionare correttamente sostituire tutto il dispositivo e non solo l’azionatore.
Le uscite OSSD (Output Signal Switching Device) sono dispositivi di commutazione a stato solido utilizzati nei circuiti di sicurezza industriale (barriere fotoelettriche, sensori, scanner laser).
Monitorano costantemente il segnale, garantendo alta affidabilità, diagnostica avanzata per cortocircuiti e il blocco immediato della macchina in caso di guasto.
Ridondanza: Tipicamente lavorano in coppia (doppio canale) per monitorare reciprocamente l'integrità del segnale.
Auto-test: Eseguono impulsi di test brevi per rilevare cortocircuiti verso la tensione di alimentazione (+24Vdc) o verso la massa (0V).
Sicurezza Attiva: Se viene rilevato un guasto o un'interruzione (es. persona nella barriera), l'uscita passa immediatamente dallo stato ON (+24Vdc) a OFF (0V), arrestando la macchina.
Bassa Tensione: Alimentate in corrente continua (+24Vdc), solitamente gestiscono relè o controllori di sicurezza.
Con il reset manuale il modulo si attiva sul fronte di salita del pulsante. Con il reset controllato si attiva sul fronte di discesa del pulsante. Nel caso di start controllato, un eventuale incollaggio o rottura del pulsante in condizione di contatto chiuso viene rilevato. Nel caso di start manuale un guasto simile trasforma lo start da manuale ad automatico.
I moduli della serie CS AT sono moduli a singola funzione che possono essere utilizzati come moduli per arresti di emergenza e controllo finecorsa per ripari mobili con contatti ritardati all’apertura degli ingressi.
I CS AT gestiscono infatti ingressi a 1 o 2 canali, uscite di sicurezza con contatti istantanei e uscite di sicurezza con contatti ritardati alla diseccitazione. Realizzano in pratica una funzione “delay off”, ovvero l’apertura di almeno uno dei canali d’ingresso, provocherà la disattivazione immediata delle uscite istantanee e dopo un ritardo fisso o selezionabile la disattivazione dei contatti ritardati.
I moduli CS FS sono invece moduli temporizzatori di sicurezza che permettono la temporizzazione dell’uscita di sicurezza. La differenza principale tra un modulo CS AT e un modulo CS FS è che i temporizzatori di sicurezza della serie CS FS sono equipaggiati da soli contatti ritardati (non hanno contatti istantanei). Vi sono varie tipologie di temporizzatori CS FS:
- CS FS 1 e 2 la funzione di sicurezza prevede che, dall’istante in qui viene data alimentazione al modulo, venga eseguita una temporizzazione, al termine della quale vengono attivate le uscite, contatti ritardati all’eccitazione (delay on).
- CS FS 3 la funzione di sicurezza prevede che, dall’istante in qui viene data alimentazione al modulo, venga eseguita una temporizzazione, al termine della quale vengono disattivati contatti con ritardo passante all’eccitazione.
- CS FS 5 la funzione di sicurezza prevede che, all’apertura di almeno uno dei canali d’ingresso, viene eseguita una temporizzazione, al termine della quale vengono disattivate le uscite, contatti con ritardo alla diseccitazione (delay off).
No, i moduli CS ME sono delle espansioni di contatti per cui devono essere collegati ad un modulo di sicurezza base.
Nel catalogo riportiamo solo alcune versioni di BN, nel sito web è possibile visualizzare tutte quelle già codificate e disponibili. Per versioni nuove va fatta un'analisi tecnica e commerciale e va contattato l'ufficio di assistenza tecnica.
No, non è possibile. I contatti delle pulsantiere BN sono montati direttamente sulla scheda elettronica pertanto non sono sostituibili da parte del cliente.
No, non è possibile. Il selettore a 4 posizioni è compatibile solamente con contatti dedicati montati su base di aggancio da 3 slot (E2 1BAC1*). Per evitare errori di ordinazione i selettori a 4 posizioni non sono sono disponibili come dispositivo separato, ma solo come assieme E2 AC-DXBC**** (selettore+base+contatti).
In caso di smarrimento dei sigilli forniti assieme ai dispositivi, è possibile ordinare dei sigilli che riportano una marcatura univoca. Questo consente al cliente di utilizzare i sigilli e di identificare quali sono stati usati come ricambio al fine di evitare bypass.






























